Un verdetto del Tribunale federale svizzero fa tremare il private banking delle banche svizzere

In un “Leading Case” il Tribunale federale della Confederazione elvetica, la massima istanza giudiziaria in Svizzera, ferma la prassi illegale delle banche svizzere e dei gestori di patrimonio.

Con una recente decisione il Tribunale federale svizzero fa tremare il „private banking“ in Svizzera. Tutte le commissioni, provvigioni, retrocessioni, Kick-backs e Finder's Fees incassati dagli Asset Managers appartengono ai clienti. La comuna prassi nella quale i gestori incassano le retrocessioni è illegale.

Gestori di patrimonio, private bankers, asset managers e le banche svizzere sono ingegnosi quando si tratta di guadagnare i soldi dei clienti nel private banking. Spesso non si limitano ad emettere fattura ai loro clienti per i servizi resi, ma incassano in molte occasioni, per esempio sui pagamenti del cliente per operazioni di borsa, per il deposito, per le transazioni, per acquistare il trust, la fondazione di famiglia, le società off-shore per proteggere l'identità del cliente dalle indagini del fisco del paese di provenienza del cliente ecc..

Come gli Asset Managers si lasciano dare le bustarelle dalle banche.

I gestori di patrimonio incassano la prima volta quando portano i clienti da una nuova banca per aprire un nuovo conto. Nel “private banking” le banche svizzere hanno interesse solamente per i clienti facoltosi che aprono il conto in Svizzera a partire da mezzo milione di franchi svizzeri in su. In proporzione ai fondi apportati, le banche versano un “Finder's Fee” al gestore che ammonta da 1/8% fino al 0.25%.

Su tutto il fatturato e le spese addebitate dalle banche ai clienti, i gestori ne ricevono dal 30% al 60%. Spesso la cifra di queste cosiddette retrocessioni varia in dipendenza della somma degli “Assets under Management”, cioè dei fondi apportati alla banca.

Su ogni transazione e su ogni tipo di veicolo d'investimento, per esempio fondi, nuove emissioni o prodotti strutturati, acquistati per il cliente, le banche addebitano spese di deposito e di amministrazione, cosiddette “Management Fees” e altri tipi di agio.

Molti private bankers non rispettano il Codice delle obbligazioni svizzero.

La retrocessione versata dalla banca al gestore per aver dato un ordine di borsa appartiene al cliente e non più al gestore, anche nel caso in cui c'è l'esplicita volontà della banca che la retrocessione debba essere versata a beneficio del gestore. Così ha deciso il Tribunale federale in una recente decisione. Il Tribunale federale argomenta che nel diritto svizzero del mandato il mandatario deve consegnare tutti i beni ricevuti in adempimento del mandato al mandante. Dunque tutti questi incassi devono essere consegnati al mandante, cioè al cliente. Il Tribunale federale afferma inoltre, che anche i cosiddetti benefici indiretti, come provvigioni, sconti, bustarelle devono essere consegnati al cliente.

La massima istanza giudiziaria svizzera afferma che nel “private banking” queste regole non sono rispettate. Secondo un recente studio effettuato presso “Swiss Banking Institute” del Università di Zurigo, il 81% dei gestori non consegnano le loro retrocessioni ai loro clienti. Il 39% dei gestori non dichiarano ai clienti a quanto ammonta la somma delle retrocessioni ricevute. Il 41% dei gestori affermano che dichiarano solamente nel caso in cui ci fosse una esplicita richiesta da parte del cliente.

Il diritto del cliente a percepire le retrocessioni incassate dal “Asset Manager” cade in prescrizione solamente dopo 10 anni.

Alcuni gestori fanno firmare ai loro clienti una dichiarazione nella quale i clienti rinunciano alle retrocessioni. La validità di queste clausole dipende dal fatto che il gestore abbia informato precisamente il suo cliente. Il Tribunale federale afferma che il cliente può solamente rinunciare se è al corrente su cosa ha rinunciato. Una rinuncia globale, stampata su un contratto standard non basta. Il cliente non può rinunciare validamente a retrocessioni delle quali non conosce la quantità e non è in grado di controllarne il flusso.

Il Professor Dr. Daniel Fischer, avvocato dello studio legale “Advokaturbüro Fischer & Partner” (www.swiss-advocate.com) a Zurigo, specializzato in servizi “private banking”, afferma, che durante l'ultima settimana sono già stati interpellati da clienti “private banking” con conti in banca in Svizzera. I clienti si chiedono come comportarsi nei confronti delle potenti banche e dei gestori di patrimonio. Enzo Caputo, avvocato a Zurigo e socio del Prof. Dr. Daniel Fischer che assiste la clientela “private banking“ italiana, consiglia che bisogna analizzare attentamente i contratti con la banca e con i gestori per poi poter chiedere il risarcimento di tutti i versamenti degli ultimi 10 anni. Secondo l'avvocato Enzo Caputo è importante accertare negli estratti conto se è stato praticato il “Churning” a danno del cliente. Il “Churning” è una pratica molto diffusa nel ”private banking” e consiste nel produrre operazioni di borsa insensate per il cliente, ma con l'unico scopo di incassare retrocessioni dopo ogni operazione di borsa, spesso all'insaputa del cliente. Oltre il “Churning” ci sono altre pratiche a danno degli interessi del cliente, come per esempio il “Front Running” e lo “Scalping”. “Per individuare queste manovre, ora definitivamente dichiarate illecite e dannose in questo “Leading Case” del Tribunale federale, bisogna esaminare attentamente gli estratti del conto bancario e confrontarli con le posizioni specifiche e con i relativi prezzi storici delle azioni, obbligazioni, fondi ecc. nella Data Base del Bloomberg,” consiglia l'avvocato Enzo Caputo.

Ma anche le banche incassano provvigioni da terzi per aver venduto e piazzato fondi d'investimento, prodotti strutturati ecc. nei portafogli dei clienti. Queste provvigioni appartengono ora indubbiamente al cliente. Secondo i due avvocati specializzati nel “private banking” la prassi comune presso le banche svizzere di rimunerare direttamente il gestore - senza aver verificato la presenza del esplicito consenso del cliente - è definitivamente illegale. A causa delle importanti somme in discussione non saranno pochi i clienti con conti in Svizzera che chiederanno trasparenza e giustizia. Anche per quei clienti che hanno fondi non dichiarati al fisco dei loro paesi di residenza, i due giuristi hanno soluzioni e metodi in sintonia e in pieno rispetto del segreto bancario per chiedere il giusto pagamento delle retrocessioni.

 

di Enzo Caputo, info @ swiss-advocate.com

 

Ecco il testo integrale della decisione

Attualità: La Decisione del Tribunale federale commentata nei giornali